La mostra, prima, completa monografica sul cartellonista Leopoldo Metlicovitz (Trieste 1868 – Ponte Lambro 1944), è allestita in due diverse sedi espositive triestine, all’interno di due importanti musei: il Civico Museo Revoltella, una delle principali e più antiche gallerie d’arte moderna in Italia, e il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” a Palazzo Gopcevich, che documenta la vita del teatro e della musica a Trieste dal Settecento a oggi.

Le opere esposte, 73 manifesti, tre dipinti e una ricca selezione di grafica “minore” (cartoline, copertine di riviste, spartiti musicali ecc.), sono organizzate in otto principali sezioni espositive, sette delle quali ospitate al Civico Museo Revoltella (negli spazi del pianterreno, della Sala Scarpa e del quinto piano) e una – la sezione dedicata ai manifesti teatrali per opere e operette – al Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, nello spazio espositivo della Sala Attilio Selva..
Le sezioni della mostra sono ordinate cronologicamente e tematicamente e permettono di abbracciare tutta la produzione di Leopoldo Metlicovitz.

1. Civico Museo Revoltella

La parte “revoltelliana” della mostra si apre e, come vedremo, si chiude con il grande manifesto Melenis, che accoglie il visitatore subito dopo il suo ingresso al Museo e che, al contempo, prelude e indirizza alla sezione “teatrale” dell’esposizione a Palazzo Gopcevich.

La prima sezione della mostra, dal titolo Gli esordi: un Liberty piccolo piccolo, è allestita nella saletta al pianterreno del Museo e racconta gli esordi di Leopoldo Metlicovitz attraverso una selezione di 10 manifesti, alcuni dei quali di grande formato.

Salendo le scale si raggiunge, sul soppalco, la spaziosa Sala Scarpa dove trovano spazio le successive due sezioni della mostra.
La sezione 2, intitolata Modernità e Grandi Magazzini, illustra, attraverso 9 manifesti, la copiosa produzione di “avvisi figurati” che la Casa Ricordi, e in questo caso Metlicovitz, realizzò per i Grandi Magazzini dei fratelli Emiddio e Alfonso Mele di Napoli.

Tre manifesti raccontano invece L’invenzione della luce, la sezione 3, che documenta, con tre fondamentali opere, il cruciale passaggio dall’illuminazione a gas a quella elettrica e la realizzazione di importanti infrastrutture: dall’incandescenza a gas del manifesto per le Distillerie italiane alla lampadina a bulbo, icona della modernità, di Tantal Lampe, fino al celeberrimo cartellone prescelto per l’Esposizione milanese del 1906 dedicata all’inaugurazione del traforo del Sempione.

Le due salette in fondo al grande spazio espositivo della Sala Scarpa ospitano altrettante curiose sottosezioni.
La prima, nella saletta di sinistra, è Cabiria, la nascita del film-kolossal ed è incentrata sul celebre film di Giovanni Pastrone del 1914, per cui Metlicovitz realizzò un memorabile manifesto, qui esposto: la fiammeggiante composizione visualizza uno dei momenti più drammatici della pellicola, in cui la fanciulla Cabiria sta per essere sacrificata a Moloch. Nella sala è possibile vedere uno dei tre filmati originali realizzati per questa mostra, dedicato proprio alle intricate vicende del film e ai manifesti realizzati per pubblicizzarlo (filmato in italiano, con sottotitoli in inglese), nonché ad altri manifesti dedicati dall’artista ai film del “periodo muto” (1912-1917).
Nella saletta di destra trova luogo una piccola, ma significativa sezione dedicata alla produzione pittorica di Metlicovitz, dal titolo L’eterna nostalgia della pittura: tre dipinti, di proprietà del Civico Museo Revoltella, esemplificano la forte tensione che l’artista avvertì sempre verso la pittura “pura”, sua segreta vocazione, che sarebbe rimasta insoddisfatta fino a quando in tarda età – ormai ritiratosi a Ponte Lambro – si sarebbe dedicato interamente ai pennelli. Un filmato, anch’esso prodotto appositamente per la mostra, racconta, attraverso parole e immagini, questo mai sopito amore per la pittura (in italiano, con sottotitoli in inglese), offrendo una selezione di opere – ritratti, paesaggi – non fisicamente presenti.

Lasciando la Sala Scarpa, si scende la prima rampa di scale e si accede a un ambiente più raccolto, dove è esposta, entro bacheche, una selezione della ricca produzione di grafica cosiddetta “minore” (cartoline, copertine di riviste, illustrazioni ecc.) prodotta da Metlicovitz e che si incontrerà anche, per la parte teatrale e musicale, nella sede espositiva di Palazzo Gopcevich.

La mostra prosegue al quinto piano del museo in tre luminose sale, dove sono allestite quattro sezioni espositive.
Nella prima sala si susseguono due sezioni. La sezione 4, Il Progresso: nudi alla meta, espone 6 manifesti, scelti fra quelli realizzati nel primo decennio del ’900 e che hanno per protagoniste scultoree figure “mitologiche” di nerboruti uomini ignudi: manifesti anche commerciali, ma dedicati soprattutto a eventi pubblici espositivi.

La sezione 5, Pronti, via! Sport e turismo, comprendente 5 manifesti, è incentrata da un lato sul tema della velocità abbinata allo sport automobilistico, di cui è esempio l’originale Pirelli con la vettura che audacemente sfiora il baratro inerpicandosi su una strada di montagna, dall’altro sul tema del turismo, con i cartelloni dedicati a località di villeggiatura come Abbazia o Zara.

Nella seconda sala è ospitata la sezione 6, Eros, il grande latitante, con 9 manifesti che illustrano la produzione metlicovitziana più sensuale e ammiccante, fra cui alcuni rari nudi di donna, uno dei quali, Sauzé Frères, è l’immagine-guida di questa mostra. Interessanti risultano anche i manifesti postbellici realizzati alla Ricordi ma destinati ad eventi d’oltre Atlantico, per feste e veglioni di Montevideo.

Infine, nell’ultima sala, sono esposti i 5 manifesti della sezione 7, Sicurezze: casa, lavoro, famiglia. Una produzione più tarda e rarefatta (dalla metà degli anni Venti alla metà degli anni Trenta), in cui si avverte un senso di ripiegamento e di interiorizzazione. I temi sono il mondo del lavoro, sia pure quello delle lavandaie e delle contadine (comunque sorridenti), della casa, della famiglia e del senso di protezione ad essa associato.

Al termine del percorso si scende di nuovo al pianterreno. In prossimità dell’ingresso al Museo, chiude la parte “revoltelliana” della mostra il manifesto Melenis, che annuncia la sezione di Palazzo Gopcevich: realizzato da Metlicovitz per la prima rappresentazione dell’opera omonima di Riccardo Zandonai, è uno dei molti manifesti che l’artista dedicò alla musica e al teatro.

2. Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”

La Sala Attilio Selva al pianterreno dello splendido Palazzo Gopcevich, affacciato sul Canale del Ponterosso ed esemplato sul modello del Palazzo Ducale di Venezia, è dedicata alla produzione di Metlicovitz per opere e operette. La sezione 8, Opere e operette: il fuoco della musica, illustra questa ricchissima produzione attraverso 25 manifesti – fra cui alcuni capolavori assoluti, quali Madama Butterfly, Manon Lescaut, Sogno d’un valzer –, una selezione di grafica minore e un filmato originale che anima il percorso espositivo con immagini e musica dalle opere e operette rappresentate.
La sezione è divisa in tre parti: nella parte centrale della sala, appena varcato l’ingresso, è esposta una selezione di materiali di proprietà del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” (fra cui il manifesto Germania, di Adolf Hohenstein, “maestro” di Metlicovitz); nella parte sul lato mare si possono ammirare i lavori di Metlicovitz dedicati alle opere; in quella sul lato interno i manifesti realizzati per pubblicizzare le operette.