Nella foto
Particolare del proiettore “Pathé-Renforcé” del 1913

I PRIMI KOLOSSAL NELLE SALE TEATRALI E CINEMATOGRAFICHE TRIESTINE ALLA VIGILIA DELLA GRANDE GUERRA

Ultimi giorni, presso il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” nella sua sede di Palazzo Gopcevich, per visitare l’installazione LA GRANDE TRIESTE AL CINEMA: i primi kolossal nelle sale teatrali e cinematografiche triestine alla vigilia della Grande Guerra, la cui apertura è stata prorogata fino a domenica 13 settembre.

La Trieste alla vigilia dello scoppio della Grande Guerra vive con straordinaria intensità la stagione del cinema muto, tributando una trionfale accoglienza ai primi grandi lungometraggi: da «Quo vadis», a «Gli ultimi giorni di Pompei», a «Cabiria». Nella città in cui comincia a fiorire una ricca ed articolata programmazione cinematografica, alla proiezione dei fortunati lungometraggi delle origini vengono normalmente riservate le maggiori sale teatrali cittadine. È il caso del Teatro Fenice, dove, tra la fine di giugno ed i primi di agosto del 1913, alle proiezioni del film «Quo vadis» (due nei giorni feriali e tre nei giorni festivi) assistono quasi cinquantamila spettatori. Pochi mesi più tardi, ‘va in scena’ al Teatro Cinema Excelsior la prima triestina di «Gli ultimi giorni di Pompei». Nel 1914, al Politeama Rossetti, la programmazione di «Cabiria», iniziata il 26 giugno, viene interrotta in occasione dell’attentato di Sarajevo, per riprendere nei giorni successivi con una manciata di ulteriori proiezioni. Estensione estiva del percorso espositivo del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, realizzata in collaborazione con La Cappella Underground, l’installazione presso la Sala “Attilio Selva” fa rivivere idealmente quella straordinaria stagione attraverso una selezione, illustrata dal critico cinematografico Carlo Montanaro, di quella altrettanto straordinaria stagione del cinema delle origini.

In esposizione figura anche il proiettore “Pathé-Renforcé”. Prodotto da Continsouza, la più diffusa fabbrica di proiettori per cinema muto, il proiettore Pathé fa la sua apparizione nel 1905. Per tutti gli Anni Dieci è considerato come uno dei più perfetti e la sua produzione, con modifiche e miglioramenti, arriva fino ai primi Anni Venti. Utilizza pellicole 35 mm con perforazione “Edison”. Il film viene fatto girare azionando la manovella, ma alcuni modelli erano già predisposti per l’uso con motore elettrico. L’avanzamento intermittente della pellicola avviene mediante una “croce di Malta” in bagno d’olio. Il proiettore è dotato di dispositivo antincendio a caduta e scatole parafuoco per contenere le bobine di pellicola infiammabile. L’illuminazione è generata da una lanterna con lampada ad incandescenza o da un arco voltaico a seconda della grandezza dell’immagine da proiettare e del luogo di utilizzo. Il dispositivo esposto risale al 1913 e proviene dalla raccolta del collezionista triestino Edvino Millo. È stato restaurato e reso funzionante da Paolo Venier.