La locandina della prima rappresentazione a Trieste di «Aida»

La locandina della prima rappresentazione a Trieste di «Aida»

 

Lunedì 25 novembre 2019 ore 16.00 e ore 18.00
Secondo appuntamento con RACCONTA L’OPERA, Ciclo di conversazioni con ascolti
a cura dell’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi”

Lunedì 25 novembre 2019, alle ore 16 con replica alle ore 18, per il cartellone dei «Lunedì dello Schmidl» è dedicato a «AIDA» di Giuseppe Verdi il secondo appuntamento con «RACCONTA L’OPERA», il nuovo ciclo di guide all’ascolto delle opere in scena al Teatro Verdi di Trieste. L’iniziativa si svolge nel segno della consolidata collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, l’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” e la Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.
L’opera, nella produzione firmata da Katia Ricciarelli e Davide Garattini Raimondi (scene e disegno luci di Paolo Vitale, costumi del Teatro di Odessa ripresi da Giada Masi, movimenti scenici Anna Aiello, coreografie di Morena Barcone) e nel nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste in collaborazione con Odessa National Academic Theater of Opera and Ballet, sarà in scena dall’1 al 6 dicembre al “Verdi” di Trieste per la direzione musicale del Maestro Fabrizio Maria Carminati, maestro del Coro Francesca Tosi.
Allo “Schmidl” sarà il musicologo Alessandro Cammarano a raccontare l’opera del compositore di Busseto, avvalendosi anche di esempi musicali e video, ospite d’onore la regista Katia Ricciarelli.
Commissionata a Verdi da Ismail Pascià, vicerè d’Egitto, per festeggiare l’apertura del canale di Suez nel 1869, l’opera fu rappresentata soltanto due anni più tardi, in prima battuta causa l’iniziale rifiuto di Giuseppe Verdi e, successivamente, a causa della guerra franco-prussiana che aveva ritardato l’invio dei costumi e degli scenari in Egitto. Quando la prima ebbe finalmente luogo il 24 dicembre 1871 al Teatro khediviale dell’Opera del Cairo diretta da Giovanni Bottesini, ottenne un enorme successo, replicato anche l’8 febbraio 1872 al Teatro Alla Scala nel debutto italiano, un successo mai venuto meno negli anni a venire e fino ai nostri giorni, poiché ancora oggi continua a essere una delle opere liriche più famose e rappresentate di Giuseppe Verdi.
A Trieste l’opera ebbe la sua prima rappresentazione al Teatro Comunale sabato 4 ottobre 1873, con Franco Faccio sul podio.

Opera drammatica in 4 atti su libretto di Antonio Ghislanzoni, «Aida» sviluppa una trama abbozzata in francese da Camille du Locle in collaborazione con lo stesso musicista ed è basata su un soggetto originale dell’archeologo francese Auguste Mariette.
Nella stesura di «Aida» Verdi tenne presenti le esigenze spettacolari del grand-opéra, raggiungendo un effetto sensazionale con l’utilizzo, nella ‘marcia trionfale’, di lunghe trombe simili alle antiche trombe egiziane o alle buccine romane, appositamente ricostruite per l’occasione, ma dotate di un unico pistoncino nascosto da un panno a forma di vessillo o gagliardetto. Ma se volessimo sintetizzare il risultato artistico lo dovremmo individuare, come osserva Leonardo Pinzauti, «nella sua estrema varietà di atteggiamenti: perché se l’Aida è diventata popolare per certe sue esplosioni di scenografia musicale, poche altre opere del Verdi maturo hanno una così intima e levigata finezza di sottolineature psicologiche riconducibili ai protagonisti principali». La vicenda si svolge nell’antico Egitto e narra dell’amore impossibile tra il condottiero egiziano Radames, amato dalla potente Amneris figlia del Faraone, e la bella schiava etiope Aida. Sul loro sentimento soffia implacabile un vento di guerra con l’Etiopia, il cui esercito guidato dal re Amonasro – padre di Aida – è pronto a invadere l’Egitto. Dopo un’aspra battaglia le schiere egiziane guidate da Radames ottengono la vittoria e rientrano in patria cariche di gloria e prigionieri, tra i quali anche il re Amonasro. Il Re d’Egitto, grato a Radames per aver salvato la patria, lo proclama suo successore al trono concedendogli la mano della figlia Amneris e fa, inoltre, rilasciare i prigionieri accogliendo l’istanza di Radames al riguardo. Ma, su consiglio del Gran Sacerdote Ramfis, fa rimanere Aida e Amonasro come ostaggi, per assicurare che gli etiopi non cerchino di vendicare la sconfitta. Durante un drammatico colloquio in cui decidono di fuggire insieme, Radames rivela incautamente ad Aida la posizione dell’esercito egizio, offrendo così ad Amonasro, rimasto nascosto nei paraggi per origliare la conversazione, l’occasione per riprendere le armi e vendicare la sconfitta. L’arrivo di Amneris scortata dalle guardie infrange i bellicosi propositi di Amonasro, che fugge con Aida mentre Radames, disperato per aver tradito involontariamente il suo Faraone e la sua Patria, si consegna prigioniero al sommo sacerdote. Amneris desidera salvare Radames di cui conosce l’innocenza e lo supplica di discolparsi, ma egli rifiuta. Al processo, che ha luogo dietro le quinte, non pronuncia nessuna parola in propria difesa mentre Amneris, rimasta sul palco, si appella ai sacerdoti affinché gli mostrino pietà. Ma Radames viene condannato a morte per alto tradimento e sarà sepolto vivo. Amneris maledice i sacerdoti mentre Radames viene portato via. Rinchiuso nella tomba, Radames crede di essere solo ma, dopo pochi attimi, si accorge della presenza di Aida, entrata di nascosto nella cripta per morire insieme a lui. I due amanti accettano il loro terribile destino, si giurano eterno amore e danno l’addio al mondo aspettando un’alba che non vedranno mai, mentre Amneris piange e prega sopra la tomba durante la danza di gioia delle sacerdotesse. Partitura caratterizzata da un profluvio di arie duetti terzetti e avvincenti scene corali, tra i brani più famosi ricordiamo la romanza «Celeste Aida» cantata da Radames ad apertura di sipario, le arie di Aida «Ritorna vincitor» e «O cieli azzurri», la grande scena di Amneris «L’aborrita rivale» e la celeberrima marcia trionfale.

L’ingresso alla manifestazione è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.