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Il divino musicale di Guido Cimoso

Conversazione di Corrado Maurel e Massimo Favento
Lunedì 2 marzo 2020 ore 17.30

È dedicata al compositore Guido Cimoso (Vicenza, 1804 – Trieste, 1878) la conversazione di Corrado Maurel e Massimo Favento, in calendario lunedì 2 marzo 2020 alle ore 17.30, presso la Sala “Bobi Bazlen” al piano terra di Palazzo Gopcevich, nell’ambito del cartellone dei «Lunedì dello Schmidl».

«Come San Giovanni con l’Apocalisse, come Dante nella Divina Commedia, come Michelangelo con la Cappella Sistina, così anche Guido Cimoso, musicista esperto e attivo tra chiesa, teatro e scuola nella Trieste della seconda metà dell’800, affrontò il grande tema della fine del mondo e del sommo giudizio» spiega Massimo Favento. Dopo circa centocinquant’anni d’oblio, l’Associazione Lumen Harmonicum, con il contributo della Fondazione Filantropica “Ananian” di Trieste, ha realizzato la prima registrazione assoluta della partitura che Cimoso, con l’eleganza e l’umiltà di un laborioso artigiano dei suoni, aveva intitolato «Il Finimondo – Il Giudizio Universale – L’Eternità» (1870). Opera di respiro complesso ed articolato, questo “Grande Studio” è, con molta probabilità, un unicum nella cultura musicale europea dell’800, una lunga e ben argomentata speculazione filosofico-musicale sul Divino. Da qui, la scelta del Lumen Harmonicum d’intitolarlo “Il Divino Musicale”, concependolo come prima parte di un “Dittico Triestino” che verrà presto completato con la registrazione anche della seconda parte: “L’Umano Borghese”, vale a dire «L’Uomo, considerato nelle passioni del Malvagio, e ne’ sentimenti del Giusto» (1874), altro affresco compositivo che Cimoso, organista principale della Cattedrale di San Giusto, concepì qualche anno più tardi per i frequentatori dei salotti culturali, nobiliari e borghesi. Al di là della particolare originalità musicale, il “Dittico Triestino”, osserva ancora Favento, «si rivela quale preziosa e concreta testimonianza delle positive interazioni che si instaurarono a Trieste tra il mondo dell’arte, le comunità nazionali e gli ambienti religiosi più varii, tutti soggetti che, nel cosmopolitismo che si stava allora creando in riva all’Adriatico, trovarono la miglior forza propulsiva per un futuro culturale più che mai promettente».

Struttura di produzione artistica per la valorizzazione di partiture musicali e teatrali delle nostre terre, sia di repertorio che di prima esecuzione, il Lumen Harmonicum, attivo in Italia e all’estero dal 1995, prosegue con questo progetto il suo cammino alla ri-scoperta di autori poco noti o dimenticati.

L’ingresso alla manifestazione è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.