MARTEDI’ 1° LUGLIO, ALLE 20.30, AL CIVICO MUSEO TEATRALE CARLO SCHMIDL

CONFERENZA-CONCERTO A CURA DI STEFANO BIANCHI E MARISANDRA CALACIONE

VIOLINI IN TRINCEA: il suono del violino di Carlo Stuparich e di quello di Gianni Pavovich negli schieramenti contrapposti sul fronte della Prima Guerra Mondiale è il titolo dell’appuntamento proposto dal Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, nella propria sede di Palazzo Gopcevich (Via Rossini, 4), martedì 1 luglio, con inizio alle ore 20.30, in collaborazione con la Casa della Musica, nell’ambito del cartellone di TRIESTE ESTATE.

Nella collezione di strumenti musicali del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” sono conservati due violini di straordinario valore storico. Sono quelli appartenuti a Carlo Stuparich, arruolatosi volontario nelle file dell’Esercito italiano, e a Gianni Pavovich, sergente dell’esercito asburgico. Presentarli appaiati ne amplifica la potenza simbolica nel contesto di una rilettura dei fatti della Grande Guerra. Entrambi gli strumenti furono portati e suonati al fronte. Il loro suono si poteva ascoltare da una parte all’altra delle trincee contrapposte…

Nelle esecuzioni dei giovani violinisti Christian Sebastianutto e Emanuele Bastanzetti, affiancati dal pianista Bruno Sebastianutto, la voce di questi due violini risuonerà dunque nuovamente allo “Schmidl” in una conferenza-concerto a cura di Stefano Bianchi e Marisandra Calacione, con la consulenza storica e la partecipazione di Fabio Todero.

Realizzato a Trieste da Eugenio Weiss nel 1892 e donato al Museo nel 1990 da Giovanna Stuparich Criscione, il violino di Carlo Stuparich è stato recentemente restaurato da Antenore Schiavon con il contributo dell’Inner Wheel Club di Trieste. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, come è noto, Carlo Stuparich si arruola volontario, come ufficiale dei Granatieri nell’Esercito italiano, assieme al fratello Giani ed all’inseparabile amico Scipio Slataper. Il 30 maggio del 1916, circondato dal nemico sull’Altopiano di Asiago, si uccide, a soli 23 anni di età, per non cadere prigioniero.

Nato a Smirne, in Turchia, l’11 aprile del 1897, allievo a Trieste della Scuola di Arturo Vram fino al 1910, Gianni Pavovich studia successivamente a Budapest con Franz von Vecsey. Arruolato nell’esercito austro-ungarico allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, riesce a costituire un piccola orchestra, suonando il suo violino anche sulla linea del fronte. A guerra finita, Pavovich assume il primo leggìo del celebre Quartetto Triestino e quello di primo violino di spalla nell’Orchestra della Scala sotto la bacchetta di Arturo Toscanini, prendendo parte a 120 concerti tra Italia, Stati Uniti e Canada. Negli anni successivi alterna l’attività solistica a quella di docente presso il Conservatorio “Tartini”, quale titolare della cattedra di violino dal 1925 al 1967, ed a quella di primo violino di spalla nell’Orchestra del Teatro “Verdi”. Firmato da Pietro Ranta e datato Brescia 1733, il violino di Gianni Pavovich è recentemente confluito nelle raccolte del Museo Teatrale grazie alla donazione di Maria Teresa Portaluri.

L’iniziativa presso il Museo Teatrale viene offerta gratuitamente ai visitatori in possesso del normale biglietto di ingresso al Museo (intero euro 4,00; ridotto euro 3,00; gratuito per i bambini fino a 6 anni non compiuti).

In concomitanza con la conferenza-concerto, il Museo sarà aperto dalle 20 alle 23. Si potranno dunque visitare tanto le sale al primo e al secondo piano di Palazzo Gopcevich dedicate all’esposizione permanente, quanto la mostra LA SCENA DIPINTA: bozzetti e figurini nelle collezioni di Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” presso la Sala “Attilio Selva” al piano terra.

Il lavoro di revisione degli inventari delle collezioni, che ha interessato anche lo “Schmidl” nei primi mesi del 2014, trova immediato riscontro in questa mostra che documenta, una volta di più, la ricchezza della vita teatrale triestina, attraverso la partecipazione di grandi artisti ad una lunga serie di spettacoli, lirici e di prosa, distribuiti lungo l’arco di due secoli, dall’inizio dell’Ottocento ai giorni nostri.

Da un punto di vista cronologico, l’avvio della mostra – che viene ad ‘amplificare’ quanto già esposto nell’allestimento permanente del Museo – è rappresentato dal fascino dei lavori di Lorenzo Scarabelotto, nato a Trieste nel 1796 e scomparso a Rio de Janeiro nel 1852, che associano le rovine neoclassiche al paesaggio romantico.

A fronte di oltre un migliaio di lavori, si è intrapresa la via di selezionarne circa duecento e di presentarli in una sorta di ‘dizionario’ storico artistico-scenografico. Dalla lettera “B” di Gianrico Becher, Peter Bissegger, Pier Paolo Bisleri e Paolo Bregni, alla lettera “Z” di Giuseppe Zigaina (al novantesimo compleanno del quale è dedicata la sezione conclusiva della mostra), sfila complessivamente una quarantina di artisti, artisti-scenografi, artisti-registi: Caramba e Celestino Celestini, Carolus Cergoly e Bruno Chersicla, Luciano Damiani, Miomir Denič, Sergio D’Osmo e Dario Fo, Mario Giorsi e Pasquale Grossi, Peter Hall, Antonio Lonza e Emanuele Luzzati, Ulderico Manani e Marcello Mascherini, Sergio Miniussi, Claudio Palcic, Nino Perizi, Carlo Piccinato e Pier Luigi Pizzi, Miela Reina e Federico Righi, gli scenografi della famiglia Rossi, Carlo Sbisà, Mischa Scandella, Eugenio Scomparini, Pier Antonio Sencig, Alfred Silbermann, Sebastiano Soldati, Luigi Spacal e Tito Varisco. Per concludere con le meravigliose tecniche miste su carta realizzate da Giuseppe Zigaina per Il convitato di pietra di Aleksandr Sergeevič Dargomyžskij (in scena al Teatro Verdi nella stagione 1968/69) e Goyescas di Enrique Granados (ancora al “Verdi” nella stagione 1981/82).

Una sezione della mostra è infine dedicata alla “scena di Strehler”, con opere tratte dal Fondo “Giorgio Strehler” di proprietà del Museo Teatrale, che portano la firma di Ebe Colciaghi, Ezio Frigerio, Enrico Job, Renato Guttuso e Carlo Tommasi.