Ultimi giorni al Museo Teatrale per vistare la mostra LA SCENA DIPINTA: bozzetti e figurini nelle collezioni del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, allestita presso la Sala “Attilio Selva” al piano terra di Palazzo Gopcevich (Via Rossini, 4), la cui apertura è stata prorogata fino a domenica 14 settembre.

La visita, con orario 10-18, da martedì a domenica (chiuso il lunedì), è inclusa nel normale biglietto di ingresso al Museo Teatrale: intero 4 euro, ridotto 3 euro, gratuito per i bambini fino a se anni non compiuti.
Il lavoro di revisione degli inventari delle collezioni, che ha interessato anche lo “Schmidl” nei primi mesi del 2014, trova immediato riscontro in questa mostra che documenta, una volta di più, la ricchezza della vita teatrale triestina, attraverso la partecipazione di grandi artisti ad una lunga serie di spettacoli, lirici e di prosa, distribuiti lungo l’arco di due secoli, dall’inizio dell’Ottocento ai giorni nostri.
Da un punto di vista cronologico, l’avvio della mostra – che viene ad ‘amplificare’ quanto già esposto nell’allestimento permanente del Museo – è rappresentato dal fascino dei lavori di Lorenzo Scarabelotto, nato a Trieste nel 1796 e scomparso a Rio De Janeiro nel 1852, che associano le rovine neoclassiche al paesaggio romantico.

Zigaina

Zigaina

A fronte di oltre un migliaio di lavori, si è intrapresa la via di selezionarne circa duecento e di presentarli in una sorta di ‘dizionario’ storico artistico-scenografico. Dalla lettera “B” di Gianrico Becher, Peter Bissegger, Pier Paolo Bisleri e Paolo Bregni, alla lettera “Z” di Giuseppe Zigaina (al novantesimo compleanno del quale è dedicata la sezione conclusiva della mostra), sfila complessivamente una quarantina di artisti, artisti-scenografi, artisti-registi: Caramba e Celestino Celestini, Carolus Cergoly e Bruno Chersicla, Luciano Damiani, Miomir Denič, Sergio D’Osmo e Dario Fo, Mario Giorsi e Pasquale Grossi, Peter Hall, Antonio Lonza e Emanuele Luzzati, Ulderico Manani e Marcello Mascherini, Sergio Miniussi, Claudio Palcic, Nino Perizi, Carlo Piccinato e Pier Luigi Pizzi, Miela Reina e Federico Righi, gli scenografi della famiglia Rossi, Carlo Sbisà, Mischa Scandella, Eugenio Scomparini, Pier Antonio Sencig, Alfred Silbermann, Sebastiano Soldati, Luigi Spacal e Tito Varisco. Per concludere con le meravigliose tecniche miste su carta realizzate da Giuseppe Zigaina per Il convitato di pietra di Aleksandr Sergeevič Dargomyžskij (in scena al Teatro Verdi nella stagione 1968/69) e Goyescas di Enrique Granados (ancora al “Verdi” nella stagione 1981/82).
Una sezione della mostra è infine dedicata alla “scena di Strehler”, con opere tratte dal Fondo “Giorgio Strehler” di proprietà del Museo Teatrale, che portano la firma di Ebe Colciaghi, Ezio Frigerio, Enrico Job, Renato Guttuso e Carlo Tommasi.
La mostra si è recentemente arricchita della meravigliosa serie di ventitré bozzetti di Lorenzo Guidicelli (1813-1893), donata al Museo Teatrale da Querida Sovelli Buffulini e Elisabetta Buffulini.
Nato a Trieste nel 1813, dopo aver lavorato come scenografo in Toscana, terra d’origine della sua famiglia, Lorenzo Guidicelli fece ritorno nella città natale, dove divenne allievo e collaboratore dello scenografo Pietro Pupilli, con il quale iniziò a lavorare nel Teatro Grande (poi Teatro Comunale e ora Teatro Giuseppe Verdi) nella stagione di Carnevale-Quaresima 1853-1854. La collaborazione con Pupilli continuò fino al 1855, quando il maestro si trasferì a Gorizia. Guidicelli iniziò così a lavorare con Giuseppe e Pietro Bertoja: si citano come esempio le scene per il «Don Sebastiano» (1854) di Gaetano Donizetti, per «Il consiglio dei Dieci» di Lucio Campiani (1858), nonché il ballo del coreografo Paolo Taglioni «Bianchi e neri» (1858). Dopo aver lavorato con i Bertoja, nel 1861 collaborò con Cesare Recanatini. Interruppe la sua attività al Teatro Comunale di Trieste fino al 1866, anno in cui entrò in pianta stabile nello staff teatrale come scenografo. Tra i suoi lavori si ricordano le scene per «La contessa di Amalfi» di Errico Petrella (1866-1867), che furono noleggiate anche dall’impresario del Teatro Nuovo di Firenze Oreste Scarlatti, e le scene per «Don Checco» di Nicola De Giosa (1868-1869). Guidicelli lavorò pure per il Teatro Nobile di Zara, realizzando nel 1853 le scene per «Crispino e la comare» di Luigi e Federico Ricci, «Don Pasquale» di Gaetano Donizetti, «Norma» e «La sonnambula» di Vincenzo Bellini. Per il Teatro di Zara realizzò nel 1859 il sipario. A Zara lavorò nuovamente come scenografo nel 1861 e 1862 per varie opere quali «Vittor Pisani» di Achille Peri e «Lucia di Lammermoor» di Donizetti. Altri teatri per cui eseguì le scenografie furono il Politeama di Firenze (1870) e il Teatro di Pola (1871), sempre comunque continuando a lavorare per il Teatro Comunale di Trieste fino al 1877 quando, con grande sdegno dei critici e del pubblico, fu sostituito da Cesare Recanatini. Si ricordano qui le scene per «La favorita» di Gaetano Donizetti, messa in scena a Trieste nel 1872-1873. Invitato a realizzare le scene per la stagione inaugurale del Politeama Rossetti nel 1878, per il medesimo teatro realizzò in seguito le scenografie per varie opere, tra cui l’«Aida» di Giuseppe Verdi nel 1879. Negli anni Ottanta riprese a lavorare per il Teatro Comunale, prestando contemporaneamente il suo servizio ancora al Rossetti e in altri teatri triestini, quali il Filodrammatico e il Fenice, lavorando continuativamente fino alla morte, avvenuta a Trieste nel 1893.
Nella serie di ventitré acquerelli, appartenuti a Oreste Basilio ed oggetto della donazione Buffulini, accanto a scene non attribuibili con certezza ad una singola opera, spiccano quelle per «Semiramide» e «Ballo in maschera», «Don Checco», «Matilde di Chabran», «La contessa di Amalfi», «Don Diego» e «La favorita».

Comts/RF