Conversazione a cura di Stefano Bianchi
Mercoledì 31 ottobre 2018
ore 17.30
Sala “Bobi Bazlen”
Palazzo Gopcevich

«Trieste a Teatro 1918-1919» è il titolo dell’incontro a cura di Stefano Bianchi, Conservatore del Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, in calendario mercoledì 31 ottobre 2018 alle ore 17.30 nella Sala “Bobi Bazlen” di Palazzo Gopcevich nell’ambito delle iniziative collegate alla mostra «Teatri di guerra.
Teatri di pace. Figure e memorie. Trieste 1918-1919», realizzata a cura del Servizio Musei e Biblioteche e visitabile fino a domenica 2 dicembre a ingresso libero nella Sala “Attilio Selva” di Palazzo Gopcevich con orario martedì-domenica 10-17.
L’ingresso alla manifestazione è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale segna inevitabilmente una battuta d’arresto nella vivace programmazione dei teatri cittadini, anche di quelli maggiori, vale a dire il Comunale (che a Giuseppe Verdi era stato intitolato il giorno stesso della morte del maestro di Busseto, ovvero domenica 27 gennaio 1901) e il Rossetti (inaugurato nel 1878 ed intitolato ad un altro personaggio simbolo degli ideali cultural-patriottici dell’italianità).
In questo contesto si inseriscono ai primi di maggio del 1918 al Verdi le quattro serate-evento che hanno per protagonista il grande Alessandro Moissi, attore triestino di nascita, italiano da parte di madre, albanese da parte di padre e che disegna la parabola della sua straordinaria carriera nel corso del primo trentennio del Novecento in lingua tedesca.
Nato a Trieste il 2 aprile del 1879, Moissi aveva iniziato la scuola elementare in Albania in albanese, l’aveva continuata a Trieste in italiano e l’aveva completata a Graz in tedesco. Nel 1914, al momento dello scoppio della prima guerra mondiale, in qualità di triestino suddito dell’Impero, Moissi si arruola volontario nell’esercito germanico. Per il suo trionfale ritorno a Trieste nel maggio del 1918, Moissi recita in tedesco nell’«Edipo re» di Sofocle, nell’«Amleto» e in «Romeo e Giulietta» di Shakespeare e negli «Spettri» di Ibsen. Ma, prima dell’apertura del sipario, l’accorato messaggio alla sua città natale è pronunciato in italiano.
La fine della guerra sembra restituire immediatamente al teatro il suo ruolo di luogo privilegiato non solo di spettacolo e di riflessione culturale, ma anche di aggregazione e di celebrazione di ideali civili. La programmazione riprende con un’intensità da subito paragonabile a quella che i tragici eventi del 1914 avevano bruscamente interrotto.
Il sipario riprende ad aprirsi pressoché ogni sera, alternando stagioni teatrali d’opera e di prosa, concerti, conferenze e proiezioni cinematografiche.

Alessandro Moissi
Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl. Archivio Fotografico F 11489