Lunedì 18 novembre 2019 ore 16.00 e ore 18.00
Primo appuntamento con RACCONTA L’OPERA
Ciclo di conversazioni con ascolti a cura dell’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi”

Anny Helm Sbisà, interprete di Turandot al Teatro Verdi di Trieste nel 1936 Civico Museo Teatrale "Carlo Schmidl" - Archivio Fotografico / CMT F 1902

Anny Helm Sbisà, interprete di Turandot al Teatro Verdi di Trieste nel 1936
Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” – Archivio Fotografico / CMT F 1902

Lunedì 18 novembre 2019, alle ore 16 con replica alle ore 18, per il cartellone dei «Lunedì dello Schmidl» è dedicato a «TURANDOT» di Giacomo Puccini il primo appuntamento con «RACCONTA L’OPERA», il nuovo ciclo di guide all’ascolto delle opere in scena al Teatro Verdi di Trieste. L’iniziativa si svolge nel segno della consolidata collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, l’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” e la Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.

L’opera, nella produzione firmata da Katia Ricciarelli e Davide Garattini Raimondi (scene e luci di Paolo Vitale, costumi del Teatro di Odessa ripresi da Giada Masi, movimenti scenici Anna Aiello, coreografie di Morena Barcone) e nel nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi di Trieste, con la partecipazione del Coro e del Corpo di Ballo dell’Odessa National Academic Theater of Opera and Ballet e del Coro “I Piccoli Cantori della Città di Trieste”, sarà in scena dal 29 novembre all’8 dicembre al “Verdi” di Trieste per la direzione musicale del Maestro Niksa Bareza, maestro del Coro Francesca Tosi.

Allo “Schmidl” sarà la giornalista Sara Del Sal a raccontare l’opera del compositore toscano, avvalendosi anche di esempi musicali e video ma sarà anche l’occasione per conoscere Paolo Marchi che ha donato all’Associazione la sua collezione di libri cd e dvd musicali, che ora sono a disposizione dei soci e degli appassionati di musica.

«Turandot» è una delle opere più famose di Giacomo Puccini ed è di certo scenicamente la più spettacolare in quanto il soggetto, ispirato al nome dell’eroina di una novella persiana, fu tratto dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi (1762), già oggetto di importanti adattamenti musicali : dalle musiche di scena composte da Carl Maria von Weber nel 1809 all’opera di Ferruccio Busoni, rappresentata nel 1917 e preceduta da suite orchestrale (op. 41) eseguita per la prima volta nel 1906. Più esattamente, il libretto dell’opera si basa, molto liberamente, sulla traduzione di Andrea Maffei dell’adattamento tedesco di Friedrich Schiller del lavoro del Gozzi. L’idea per l’opera venne al compositore in seguito a un incontro con i librettisti Giuseppe Adami e Renato Simoni, avvenuto a Milano nel marzo 1920. Nell’agosto dello stesso anno, quando si trovava per un soggiorno termale a Bagni di Lucca, il compositore potè ascoltare, grazie al suo amico barone Fassini, che era stato per qualche tempo console italiano in Cina, un carillon con temi musicali proveniente da quel paese, temi che saranno presenti anche nella stesura definitiva della partitura. L’opera in 3 atti e 5 quadri, lasciata incompiuta da Puccini, venne successivamente completata da Franco Alfano sugli appunti. La sera della prima rappresentazione, avvenuta al Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile 1926, giunti al terzo atto dopo l’aria di Liù «Tu che di gel sei cinta» il direttore Arturo Toscanini, deposta la bacchetta, si rivolse al pubblico dicendo commosso: «Qui il maestro è morto», lasciando la sala nel silenzio generale.

Dal punto di vista del contenuto, l’argomento fiabesco, lo stesso inconsueto personaggio di Turandot, favoloso nella sua coerenza nel male come nell’improvviso mutamento finale dei sentimenti, erano elementi nuovi per Puccini, fino allora interessato a ben diversi soggetti. Anche se la fiaba risulta ‘umanizzata’ dalla suadente melodia pucciniana nel trattamento dei personaggi principali, la partitura rivela un’inquieta ricerca di nuovi effetti armonici, strumentali e vocali. La trama narra di un misterioso Principe Ignoto (Calaf) che, giunto a Pechino dopo aver intrapreso un lungo viaggio, prova a sciogliere i tre enigmi che la bellissima e crudele Principessa Turandot, figlia dell’Imperatore Altoum, ha posto come condizione per conquistare la sua mano. Invano l’Imperatore e i dignitari di corte, spiegandogli che ai nobili pretendenti che falliscono la prova è riservato il patibolo, cercano di dissuadere il giovane offrendogli ricchezze e affascinanti schiave. Irresistibilmente attratto dalla Principessa, chiede di essere ammesso alla prova e ne esce vincitore, risolvendo tutti e tre gli enigmi. Vedendo la disperazione di Turandot, Calaf si dichiara a sua volta pronto a morire se essa riuscirà a indovinare il suo nome prima dell’alba. Incupita dalla sconfitta Turandot fa torturare il vecchio Timur e la sua giovane schiava Liù, che si sospetta possano conoscere il nome del Principe Ignoto. Ma Liù, da sempre segretamente innamorata di Calaf, preferisce uccidersi piuttosto che rivelarlo a Turandot. Turbata da tanta dedizione amorosa e già attratta da Calaf, Turandot si fa baciare da lui che, sempre più innamorato, le rivela il suo nome. Allora ai piedi del trono, davanti al padre Imperatore e a tutto il popolo, Turandot annuncia emozionata di conoscere il nome dello straniero: «Amore!». Tra le grida di giubilo della folla, la Principessa si abbandona tra le braccia di Calaf. Tra i brani più famosi ricordiamo le arie di Liù «Signore ascolta» e «Tu che di gel sei cinta», la sortita di Turandot «In questa reggia», l’aria di Calaf «Non piangere Liù» e la sua celeberrima «Nessun dorma».

L’ingresso alla manifestazione è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.