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I suoni del muto – venerdì 11 settembre ore 17:00

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Venerdì 11 settembre alle ore 17.00, al Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, ‘va in scena’ la replica dell’appuntamento I SUONI DEL MUTO (già proposto lo scorso 21 luglio all’interno del cartellone dello «Schmdil di sera»), quale finissage dell’installazione «LA GRANDE TRIESTE AL CINEMA: i primi kolossal nelle sale teatrali e cinematografiche triestine alla vigilia della Grande Guerra», estensione estiva del percorso espositivo dello “Schmidl”, realizzata in collaborazione con La Cappella Underground e visitabile fino a domenica 13 settembre.

Per l’appuntamento di venerdì, ancora una volta nel segno della collaborazione con Casa della Musica / Scuola di Musica 55, vengono presentati alcuni cortometraggi dei primi Anni Dieci, messi disposizione dalla Cineteca del Friuli, selezionati e illustrati da Paolo Venier, con una macchina da proiezione coeva e con l’accompagnamento musicale realizzato dal vivo dal pianista Marco Ballaben. Sfilano così in successione «Grado e la Laguna di Aquileja» (1910), «Cretinetti e l’ago» (1911), «Cenerentola» (1913), «Le corse di cavalli a Mirafiori» (1910), «Kri Kri e Checco al concorso di bellezza», per finire con i «Funerali dell’Arciduca Francesco Ferdinando» (1914).
Co-protagonista dell’evento è il proiettore “Pathé-Renforcé”. Prodotto da Continsouza, la più diffusa fabbrica di proiettori per cinema muto, il proiettore Pathé fa la sua apparizione nel 1905. Per tutti gli Anni Dieci è considerato come uno dei più perfetti e la sua produzione, con modifiche e miglioramenti, arriva fino ai primi Anni Venti. Utilizza pellicole 35 mm con perforazione “Edison”. Il film viene fatto girare azionando la manovella, ma alcuni modelli erano già predisposti per l’uso con motore elettrico. L’avanzamento intermittente della pellicola avviene mediante una “croce di Malta” in bagno d’olio. Il proiettore è dotato di dispositivo antincendio a caduta e scatole parafuoco per contenere le bobine di pellicola infiammabile. L’illuminazione è generata da una lanterna con lampada ad incandescenza o da un arco voltaico a seconda della grandezza dell’immagine da proiettare e del luogo di utilizzo. Il dispositivo esposto risale al 1913 e proviene dalla raccolta del collezionista triestino Edvino Millo. È stato restaurato e reso funzionante da Paolo Venier.
L’iniziativa viene offerta gratuitamente ai visitatori in possesso del normale biglietto di ingresso al Museo (intero euro 4,00; ridotto euro 3,00; gratuito per i bambini fino a 6 anni non compiuti).