Lunedì 30 marzo 2026 alle ore 17.30 per il cartellone dei «Lunedì dello Schmidl», il quinto appuntamento con «Fuori Scena» è dedicato alla «Madama Butterfly» di Giacomo Puccini, che sarà in scena dal 2 al 12 aprile al “Verdi” di Trieste nell’allestimento dello stesso Teatro, per la regia di Alberto Triola. Sul podio il Maestro Concertatore e Direttore Giulio Prandi, maestro del Coro Paolo Longo. La guida all’ascolto dell’opera, nell’ambito della rassegna curata da Stefano Bianchi, è una collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, l’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” e la Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.
Allo “Schmidl”, nella sua sede di Palazzo Gopcevich (Via Rossini, 4) sarà il musicologo Francesco Cesari a raccontare «Madama Butterfly» col supporto di esempi musicali e video.
Nel giugno del 1900, dopo aver assistito al Duke of York’s Theatre di Londra alla tragedia «Madama Butterfly» di David Belasco (tratta da un racconto dello scrittore americano John Luther Long), Giacomo Puccini decise di farne il soggetto della sua sesta opera. Si mise al lavoro l’anno successivo, dopo essersi documentato minuziosamente sui vari elementi orientali che voleva inserire nella composizione e averne fatto partecipi i librettisti Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. Venne adiuvato anche dall’attrice giapponese Sada Yacco e dalla moglie dell’ambasciatore nipponico in Italia, che gli descrissero usi e costumi del popolo orientale. Il debutto avvenne al Teatro Alla Scala il 17 febbraio 1904. Nonostante un cast di rilievo l’opera fece un clamoroso fiasco, decritto da Puccini come “un vero linciaggio”. Revisionata, ebbe l’imperituro successo che conosciamo.
La prima rappresentazione a Trieste si ebbe il 16 ottobre 1909 al Politeama Rossetti, con ripresa nella stagione lirica successiva. L’opera fu quindi in scena per la prima volta al Teatro Verdi nell’aprile del 1914. Seguirono diciotto allestimenti al “Rossetti” e diciannove al Verdi, cui si sommano uno al Teatro Fenice (giugno 1918) e tre al Castello di San Giusto (1946, 1952 e 1969).
Oggi definiremmo il plot una storia di “turismo sessuale”. Nagasaki, inizio ‘900: Pinkerton, giovane ufficiale di marina statunitense, si unisce in un “matrimonio a tempo” con una geisha quindicenne, Cho Cho San, che abbandona dopo un mese. Butterfly mette al mondo il figlio dell’amatissimo Pinkerton e attende fiduciosa il suo ritorno. Passano tre anni. Informato della paternità dal console Sharpless, Pinkerton torna a Nagasaki per prendere il bambino, accompagnato dalla moglie americana Kate. Butterfly, ferita nell’onore e nei sentimenti, si uccide come aveva fatto suo padre con una spada da samurai. Troppo tardi Pinkerton comprende i suoi errori. Tra le pagine musicali più famose ricordiamo le arie di Butterfly “Un bel dì vedremo” e “Tu, tu, piccolo iddio”, la romanza di Pinkerton “Addio fiorito asil”, il duetto “Bimba dagli occhi pieni di malia” e il coro a bocca chiusa del secondo atto.
Francesco Cesari è cultore della materia in Musicologia presso il Dipartimento di Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Si occupa di opera italiana fra Otto e Novecento. È membro del comitato editoriale dell’Edizione critica delle opere di Giacomo Puccini per le Edizioni Ricordi e sta curando il terzo volume dell’Epistolario di Giacomo Puccini (Edizione Nazionale delle Opere di Giacomo Puccini).
Ingresso libero fino ad esaurimento di posti disponibili.
Consigliata la prenotazione (indicando nome, cognome e recapito telefonico) all’indirizzo di posta elettronica info@amiciliricaviozzi.it

Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl
F 50107

Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl
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