Introduzione all’ascolto dell’opera
Lunedì 2 febbraio 2026 Ore 17.30
È dedicato all’opera «Zlatorog» di Viktor Parma l’appuntamento di lunedì 2 febbraio 2026, alle ore 17.30, alla Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (Via Rossini 4), per il cartellone dei «Lunedì dello Schmidl», il ciclo di incontri e approfondimenti a cura di Stefano Bianchi che il Museo Teatrale da vent’anni offre al pubblico dei cultori della musica e del teatro.
Realizzato in collaborazione con il circolo culturale Društvo slovenskih izobražencev, l’incontro illustra l’opera la cui esecuzione, in coorganizzazione con il Comune di Trieste, è in programma al Teatro Verdi lunedì 9 febbraio 2026 – con Iztok Kocen sul podio dell’Orchestra dell’Accademia di Musica di Lubiana – quale tappa conclusiva del progetto «La musa smarrita – Viktor Parma 1858-1924», avviato nel 2024 dal Circolo della Stampa di Trieste. Il progetto, sostenuto dall’Assessorato alla Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia, dalla Fondazione CRTrieste e dalla Fondazione Polojaz, ha trovato quali partner, oltre al Comune di Trieste, l’Università di Lubiana con l’Accademia di Musica, il Conservatorio “Tartini” e la Glasbena Matica, il Centro sloveno di educazione musicale “Emil Komel” di Gorizia e l’Associazione Internazionale dell’Operetta.
Coordinato dalla musicologa Rossana Paliaga, l’incontro allo Schmidl vede la partecipazione, accanto agli attori istituzionali coinvolti, del musicologo Paolo Petronio, autore del volume «Viktor Parma – Padre dell’opera slovena» (Hammerle Editori, 2025), del direttore d’orchestra Iztok Kocen e del giornalista Luciano Santin, ‘anima’ dell’intero Progetto.
Composta negli anni della Prima Guerra Mondiale, l’opera di Viktor Parma venne messa in scena a Lubiana il 17 marzo 1921, osannata dal pubblico, che affollò il teatro in ben 14 repliche, ma avversata, per invidia, da altri musicisti, e accolta freddamente dalla critica perché l’autore – “dilettante” e “forestiero”, non si mancò di ribadire – risentiva sempre troppo dell’opera italiana. Se quest’ultima osservazione è corretta (e non necessariamente ascrivibile a demerito) va detto che «Zlatorog» risente molto anche dell’operetta viennese (che influenzò Parma nei suoi studi nel conservatorio della capitale) e dà ampio spazio alla tradizione corale slovena.
Il libretto, tratto dall’omonima Alpensage scritta da Rudolf Baumbach, poeta turingio triestino d’adozione, è opera del viennese Richard Brauer. La storia innesta una tragica storia d’amore sulle antiche credenze slovene: la leggenda di entità femminili benefiche, le Rojenice, e quella dell’animale magico, il camoscio dalle corna d’oro custode del Triglav e dell’immenso tesoro nascosto nelle viscere del vicino monte Bogatin.
Si tratta di miti comuni nell’arco alpino che assumono qui una forma compiuta legandosi alla vicenda di Janez, Jerica, Špela e Marco e componendo un affresco nazional-identificativo dai risvolti arcani, ma, se vogliamo, anche sociali. Lo sfondo è quello del monte sacro alla Slovenia (campeggia nella bandiera della repubblica e si dice che nessuno può dirsi veramente sloveno se non lo ha salito), mentre nel testo, oltre alle tradizioni locali, ci sono un ammonimento legato all’intangibilità del sacro e una condanna della mercificazione di tutto.
L’ingresso alla manifestazione è libero fino ad esaurimento di posti disponibili.