Lunedì 15 giugno 2026 alle ore 17.30 per il cartellone dei «Lunedì dello Schmidl», il settimo appuntamento con «Fuori Scena» è dedicato a «Elektra» di Richard Strauss, in scena dal 19 al 28 giugno al “Verdi” di Trieste nel nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico G. Verdi di Trieste per la regia di Marco Filiberti. Sul podio il Maestro Concertatore e Direttore Enrico Calesso, maestro del Coro Paolo Longo.
La guida all’ascolto dell’opera, nell’ambito della rassegna curata da Stefano Bianchi, è una collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, l’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” e la Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.
Allo “Schmidl”, nella sua sede di Palazzo Gopcevich (Via Rossini, 4) sarà la musicologa Sara Zupančič a raccontare «Elektra» col supporto di esempi musicali e video.
«Elektra» di Richard Strauss è un’opera in un atto sul libretto che Hugo von Hofmannsthal aveva tratto dall’omonima tragedia di Sofocle. Ebbe la sua prima rappresentazione al Königliches Opernhaus di Dresda il 25 gennaio del 1909, e fu l’inizio di una geniale collaborazione destinata a produrre alcuni vertici del teatro musicale novecentesco come «Der Rosenkavalier» (1911), «Ariadne auf Naxos» (1912), «Die Frau ohne Schatten» (1919), «Die ägyptische Helena» (1928) e «Arabella» (1933).
La prima rappresentazione di «Elektra» a Trieste ha luogo nel febbraio del 1936 al Teatro Verdi, con Rose Pauly nel ruolo del titolo, Angelica Cravcenko in quello di Crisotemide e Vincenzo Bellezza sul podio. Seguiranno due ulteriori produzioni, nel novembre del 1956 e nel febbraio del 1978.
«Elektra» rappresenta l’apice dell’espressionismo e del modernismo dell’intero excursus compositivo di Richard Strauss e continua, ad ogni esecuzione, a stupire e affascinare per la sua complessità musicale che, con la sua potenza, segue il magistrale libretto di Hugo von Hofmannsthal e ogni nuance della psicologia dei protagonisti. Un titolo che è sempre una grande sfida per ogni teatro dell’opera perché spesso richiede una rivoluzione dell’impianto scenico classico. La partitura, che segue il dipanarsi del mitico dramma che si consuma tra le mura della reggia di Micene tra i membri della “disfunzionale” famiglia degli Atridi, prevede infatti 126 professori d’orchestra. Emarginata da tutti, Elektra piange la morte del padre, Agamennone, che è stato ucciso dalla moglie Clitemnestra assieme all’amante Egisto al ritorno del marito a Micene, vittorioso dopo la fine della guerra di Troia da cui aveva portato come preda Cassandra, che verrà uccisa con lui. Elektra trama vendetta, ha già pronta una scure e cerca invano la complicità della sorella Crisotemide. Mentre le notti di Clitemnestra sono abitate da incubi, Elektra attende il ritorno del fratello Oreste, fuggito in esilio. Quando ogni speranza sembra persa, Oreste torna a Micene per vendicare Agamennone. Come una Menade impazzita, Elektra in un finale dionisiaco di estasi e morte, danzerà sul sangue della madre. Inevitabile l’associazione tra le figure di Elektra e di Salome, l’altra eroina preda di un’ossessione morbosa a cui Strauss dedicò l’opera omonima. Per entrambe il dramma si consuma in un inquietante crescendo che culmina in un assolo di danza e morte che sconfina nell’isteria. La violenza espressionista, il parossismo armonico e il cromatismo esasperato raggiungeranno in «Elektra» un punto di non-ritorno all’interno della parabola creativa straussiana.
Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Consigliata la prenotazione (indicando nome, cognome e recapito telefonico) all’indirizzo di posta elettronica info@amiciliricaviozzi.it

Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”
Archivio Fotografico – F 7558